IL GIGANTE EGOISTA
da Oscar Wilde
con
Martina Di Genova, Santo Cicco, Mario Fracassi, Ida Basile, Giulio Votta, Emanuela D'Agostino, Roberto Mascioletti
durata 1 ora
musiche e canzoni di Paolo Capodacqua
eseguite dal vivo da Carlo Pellicciaro.
ideazione e regia Mario Fracassi
prodotto da
FLORIAN TEATRO STABILE D’INNOVAZIONE
spettacolo di narrazione e suggestioni sensoriali con canzoni, suoni, odori, sapori...per un gruppo di spettatori bendati.
Un gigante vieta ai bambini di giocare nel giardino di sua proprietà, ma si accorge che senza di loro gli appare triste e gli uccellini non volevano cantare e …la neve ricoprì l'erba con il suo grande manto bianco e il ghiaccio dipinse d'argento tutti gli alberi.. Permette di nuovo l'ingresso ai bambini, che torneranno tutti all'infuori di uno, il più piccolo, verso il quale il gigante nutre un affetto particolare. Quando il gigante lo vedrà ancora, dopo una lunghissima attesa, lo riconoscerà come Gesù. Sarà Gesù a condurlo nel "suo" giardino, ovvero in paradiso: per il gigante, infatti, è arrivata la morte.
Un racconto di luce e di speranza, in cui Oscar Wilde ha voluto, attraverso la leggerezza di una fiaba, porre la necessità di credere in un messaggio di speranza cui aderire attraverso gesti d'amore per aiutare il nostro mondo ad essere un mondo migliore.
Uno spettacolo di narrazione e suggestioni sensoriali con canzoni, suoni, odori, sapori... per un gruppo di spettatori bendati, che tenta di focalizzare lo sguardo non più solo sull'apparenza figurativa dell'attore, ma soprattutto sui ritmi, gli andamenti, le scivolate, "gli arricciamenti" delle partiture fisiche e sonore della nostra proposta di spettacolo, per cercare le sollecitazioni ad un ascolto sempre più attento delle risonanze e delle modificazioni che racconto, sensi, movimento, forma e materia producono nello spettatore permettendogli di camminare sul confine tra il concreto e l'illusorio, lasciandosi prendere con piacere dalla propria immaginazione.
Uno spettacolo con cui tendiamo ancora e di nuovo di indagare il senso profondo di questa dimensione conosciuta, temuta, interrogata, rimossa che è l’ascoltare le storie al buio. Proprio quel “buio che può rappresentare il terrore, il nulla, ciò che si oppone violentemente alla chiarezza della parola, alla trasparenza di ciò che si vede, alla luce che esplora la conoscenza, ogni conoscenza. E invece è qualcosa di oscuro e di nascosto che deve essere portato in superficie, perché questo è il cammino della conoscenza. in cui capita di sognare quando la coscienza diurna si mette da parte. Come nella scienza che si muove dall’oscurità per portare alla luce quel barbaglio che ci permette di capire e decifrare la realtà.
dedicato ai ragazzi dagli 8 ai 14 anni
Florian
Teatro Stabile d'Innovazione di Pescara