QUEL MARZIANO DI FLAIANO
vita, morte e miracoli di un attore e uno scrittore
uno spettacolo nel centenario della nascita 1910-2010
testo, regia e interpretazione
di
Fabio Sanvitale
DEBUTTO: 5 MARZO 2010, FLORIAN ESPACE, PESCARA
Ennio Flaiano. Romanziere? Critico teatrale? Sceneggiatore? O, semplicemente, se stesso. Un uomo nato in corso Manthonè con una rarissima capacità: quella di investire il suo talento in troppe direzioni. E di non essere probabilmente mai soddisfatto di nessuna. E, anche, di lasciarci una lunga serie di folgoranti riflessioni sulla vita, sul mondo, su noi: perfettamente valide anche 37 anni dopo la sua morte. Non semplici battute, ma squarci di conoscenza, distillati di pensiero, profondità impensabili che si aprono di colpo, come un occhio che s'apre e si chiude, per un attimo. Bisogna esser veloci ad ascoltare Flaiano, a guardare dentro le parole.
Questo spettacolo è uno squarcio sugli anni Sessanta, sull'Italia del Boom Economico, e sulle mille contraddizioni di quell'epoca vicina; sulla coincidenza, ironica, che le riflessioni di Flaiano sulla sua epoca sono validissime ancor oggi. L'Italia è molto diversa, l'Italia è molto uguale.
Il rapporto tra cittadini e Potere, tra uomo e donna, la religione, il cambiamento dei costumi, la stupidità dilagante: a Flaiano non sfugge nulla. Tutto osserva, da tutto è distaccato.
E capire l'Italia degli anni Sessanta è un modo formidabile per capire l'Italia dei due decenni successivi, le rivolte, le nuove mode, le modificazioni della società. Ennio Flaiano ha fotografato una società in cambiamento.
Questo spettacolo, che si avvale di foto e della voce originale di Flaiano, ne celebra l'intelligenza e quella infinita, infinita ironia che gli consentivano di capire il mondo, di leggerlo in controluce. Un lavoro lieve e pensato al tempo stesso; ironico e profondo, malinconico e allegro come Flaiano era e sapeva essere. Che ne restituisce le parole, il pensiero, l'avventura personale tra cinema e letteratura, intrecciando la Pescara di ieri con quella di oggi; la Roma di ieri col mondo di oggi.
L’idea è quella di intrecciare la vita di Flaiano con quella del narratore che lo racconta in scena, Fabio Sanvitale, autoproclamatosi “l’ultimo dei Flaianei”, in un tentativo, lieve e divertito, che dura tutto lo spettacolo, di dimostrare di esserne l’unico, vero erede. Questo incrocio di vite e di storie è l’anima dello spettacolo: a dimostrazione di come, anche nel terzo millennio, abbiamo assolutamente bisogno di uno sguardo come quello che Flaiano sapeva avere.
Florian
Teatro Stabile d'Innovazione di Pescara