IL CARTELLONE DI TEATRO CONTEMPORANEO 2009/2010

 

 

 

 

 

TEATRO CONTEMPORANEO

Anno 12°

stagione 2009/2010

 

 

    Dopo il successo riscosso a Pescara dai Babilonia Teatri, calorosamente accolti ed apprezzati dal pubblico del Florian, prosegue la programmazione di Teatro Contemporaneo con una serie di proposte artistiche importanti.

     Anche quest’anno il Florian ospiterà infatti Compagnie tra le più originali ed interessanti del panorama nazionale, e non solo, del teatro di ricerca. Ci preme infatti segnalare che ben tre gruppi presenti nella nostra stagione teatrale, i Santasangre di Roma, i Muta Imago di Roma e i Babilonia Teatri di Verona, hanno ricevuto proprio in questi giorni il “Premio Speciale” UBU 2009, considerato il riconoscimento più importante di teatro in Italia. Le motivazioni parlano di “gruppi guida dell'attuale cambio generazionale che resuscita in qualche modo gli storici fasti della scuola romana, rivelando una capacità di rinnovare la scena, mettendo alla prova la tenuta del linguaggio e facendo emergere gli aspetti più inquieti e imbarazzati del nostro stare nel mondo attraverso l'uso intelligente di nuovi codici visuali e linguistici”.

 

         L’attività del Florian Teatro Stabile d’Innovazione ,  come di consueto, è molto articolata  tra produzioni, laboratori ed ospitalità, teatro di ricerca e teatro-ragazzi ma certamente la Stagione di Teatro Contemporaneo resta uno dei momenti salienti del lavoro sul territorio regionale, dove da oltre 20 anni continua a portare le più interessanti ed innovative compagnie di sperimentazione con una rara capacità di cogliere e proporre il nuovo prima che venga riconosciuto ed acclamato.

         Per la Stagione 2009-10 sono 11 gli  spettacoli presentati tutti al Florian Espace con inizio alle ore 21, di cui quattro costituiscono una tappa significativa del  progetto Speciale dell’Accademia degli Artefatti “Spara/Trova il tesoro/Ripeti”  17 pièces di Mark Ravenhill di cui due verranno presentate a Pescara in anteprima. 1 laboratorio teatrale dedicato a Cechov ed un seminario teorico-pratico per Wagner e D’Annunzio

       Al termine di ogni spettacolo ci sarà il “Tète à Té”: nel foyer del Florian, davanti ad una tazza di té e qualche pasticcino, si terrà un piacevole momento di dibattito, di scambio di idee e impressioni tra il pubblico che ha assistito allo spettacolo e gli attori della compagnia; sarà un’occasione di approfondimento del lavoro di alcuni gruppi particolarmente innovativi della scena teatrale contemporanea. Gli incontri saranno  condotti da Filomena Di Zio, attrice e studiosa di teatro, attiva nella promozione del teatro di qualità nella nostra città. Ci saranno anche interventi musicali eseguiti dal vivo dal pianista Renato Barattucci e l’esposizione di un’opera d’arte nella grande parete di fondo del foyer in collaborazione con le Gallerie d’Arte Contemporanea della città a partire dalla Galleria Cesare Manzo, per proseguire nel mese di marzo con la White Project.

    Per quanto riguarda il cartellone degli spettacoli, il prossimo appuntamento che incontriamo della stagione è HIM (if the wizard is a wizard you will see...), della compagnia ravennate Fanny Alexander, uno spettacolo spiazzante per la sua originalità, che andrà in scena al Florian Espace sabato 6 marzo alle ore 21. "Il Mago di Oz" di L. Frank Baum è lo spunto narrativo per il nuovo percorso di ricerca di Luigi de Angelis e Chiara Lagani – che ne hanno curato rispettivamente la regia e la drammaturgia . Su un grande schermo, dietro al palco, viene proiettato "Il mago di Oz" di Victor Fleming e sul palco, solo, in ginocchio, c'è un piccolo dittatore-direttore d'orchestra, che tenta di doppiare tutte le voci, i suoni, le musiche e i rumori del film. HIM si presta a numerose letture: una politica, sul potere e la sua auto-rappresentazione; una religiosa, sull'onnipotenza che si annulla; una auto-riflessiva, sull'attore e i suoi limiti. L'abilità dell’unico attore in scena,  Marco Cavalcoli,  finalista come migliore attore Premio UBU 2009, sta tutta nel mescolare rapidamente intonazioni ed espressioni mimiche da Dorothy al Mago di Oz, dallo Spaventapasseri all'Uomo di Latta, dal Leone al cagnetto Toto, dalla feroce strega dell'Ovest alla buona strega del Nord.

         Lo  spettacolo ha avuto entusiastiche recensioni da parte dei maggiori critici teatrali italiani, a partire da Franco Cordelli, e si è classificato al 6° posto nella classifica stilata dal Corriere della Sera dei 10 migliori spettacoli del decennio 2000/2009.

         Le serate del 26-27, 31 marzo e 1 aprile sono dedicate all’Accademia degli Artefatti diretta da Fabrizio Arcuri, una compagnia di Roma legata al Florian da una lunga e felice sintonia artistica, che lavora a progetti complessi che si trasformano in episodi spettacolari: la compagnia ci presenterà quest’anno in quattro serate altrettante pièces teatrali appartenenti ad un più ampio progetto di 17 lavori dal titolo emblematico: Spara, trova il tesoro e ripeti di Mark Ravenhill. E’ una storia che contiene molte storie, quella dei meccanismi di potere, una sorta di epopea classica ironica e tagliente, tragica e comica al tempo stesso. Nelle 17 brevi pièces che compongono l’epopea di Mark Ravenhill il riferimento alla Guerra neocoloniale intrapresa dall’Occidente in Medio Oriente è preciso e dichiarato. E il titolo, Spara, trova il tesoro e ripeti è un’allusione fin troppo esplicita all’idea che questa Guerra moderna ha assunto le sembianze e le irrealtà di un videogame. Ogni pezzo è uno spettacolo a sé stante ma cambia e sposta il significato se accostato o rintracciato negli altri pezzi. Così anche il ruolo dello spettatore: sempre diverso e spostato, ora è chiamato a vestire I panni di un interlocutore, ora a spiare una vicenda domestica, ora a testimoniare come fosse parte lesa di una causa. Venerdì 26 marzo assisteremo a Nascita di una nazione, satira spiazzante su un gruppo di artisti, attori e musicisti, che vanno in Iraq per aiutare la ricostruzione civile con l’idea di esportare la cultura britannica; il 27 Le Troiane, paradossale e tragico coro di un gruppo di donne che chiede incessanti spiegazioni a un interlocutore assente sul senso del bombardamento; il 31 marzo  Paradiso Ritrovato e il 1 aprile Intolerance, due  spettacoli ancora in fieri cui il pubblico di Pescara potrà assistere in anteprima.

         Lunedì 12 aprile è la volta di un’altra promettente realtà della nuova scena italiana, FibreParallele di Bari con  2. (DUE), uno spettacolo di Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, Vincitore del concorso Fringe/l'AltroFestival all'interno del 18° FIT Festival Internazionale del Teatro  di Lugano, e  Progetto finalista di EXTRA-segnali dalla nuova scena contemporanea. La storia di una donna la cui storia d'amore è finita con un addio. Lui l'ha lasciata, lei lo ammazza. La narrazione si fonde con l'azione scenica e il bianco della purezza e dell'infermità si confonde con il nero della cronaca.

        Il vero racconto riguarda un momento, quello del forchettone piantato nel collo dell'amato. Lei non risparmia un dettaglio dell'assassinio: con brutale lucidità ricostruisce le sensazioni, le immagini, i respiri agonizzanti della vittima, le sue ultime forze, gli occhi vitrei. La recitazione è abolita: il testo, scomposto e sincopato, viene trasmesso dall’attrice attraverso una robotica sonnolenza, algida e asettica. L'uso del microfono rende ancora più dichiarato questo straniamento.

         Sabato 17 aprile vanno in scena i Santasangre di Roma, gruppo di ricerca artistica che mescola i diversi linguaggi della musica, dei video,  della body art; il lavoro che ci presentano è Sincronie di errori non prevedibili. Un solo corpo in uno spazio vuoto si muove, come qualcosa di fragile che  sta per saltare. Voce, corpo e suono si inseguono con degli arresti complici e indisciplinati. Una fuga composta da picchi brevi ed improvvisi, errori non prevedibili come in un involontario sbaglio di programmazione o comportamento originariamente non voluto.

         Gli errori di visualizzazione grafica e lo sfasamento degli eventi audio sono irregolarità che nei  loro punti di contatto scandiscono gli accenti di un canto dimenticato, un commiato del corpo in continua sottrazione ed espansione.

         Gli elementi materiali e la luce costituiranno il più importante apparato per il lavoro di messa in scena che permetterà allo spettatore di entrare in contatto con un’esperienza mutevole.

         La luce, utilizzata per dissolvere spazio e tempo, consentirà uno spostamento prospettico, una scomposizione del piano della visione.

        Domenica 9 maggio la stagione si conclude con un altro gruppo molto originale, i Muta Imago che ci presentano (a + b)3, regia di Claudia Sorace, uno spettacolo che torna all’origine della figurazione, raccontando senza parole ma con immagini che senza posa si compongono e si scompongono, affiorano e si ritraggono nel cineteatro di un cubo magico, l’orrore della guerra. Una storia semplice – la più semplice possibile: quella di due amanti separati dalla guerra – in un balletto di apparizioni dove il corpo è in un luogo e l’ombra in un altro: dove il corpo è piccolo, raccolto in una scorza di luce assediata dalla notte, composto in un’immaginetta come quella, accurata fino ad essere leccata, della cena a due (con quel vino color rubino che gorgoglia e ipnotizza, attraendo e nel contempo deviando lo sguardo dalla sensualità discreta dell’intero quadro), mentre l’ombra è immensa, cangiante, moltitudinaria, come se del corpo avesse ereditato tutta la libertà e la sofferenza, la disperata volontà di continuare a essere oltre i confini che lo inchiodano nello spazio della Storia.

 

         Ricordiamo che la programmazione di Teatro Contemporaneo si è aperta lo scorso novembre con lo spettacolo “Femmenthal” del Gruppo ALHENA di Pescara, guidato da Anouscka Brodacz, l’unica compagnia di teatro-danza in Abruzzo: attraverso un collegamento della danza con le arti visive, e in stridente contrapposizione alla cultura occidentale dell’immagine che tende a narrare l’arte come luogo di una visione dolce e pacificata, questo lavoro vuole essere un approfondimento sul discorso del corpo femminile, troppo spesso offeso, ferito ed umiliato, che assume su di sé le tensioni dell’arte contemporanea, mostrando i segni di una lacerazione, di un distacco.

                 

          La programmazione del 2010 è proseguita al Florian Espace con “Azioni per Nina”, un importante appuntamento teatrale che ha avuto come protagonista il grande drammaturgo russo Anton Cechov, in occasione del 150° anniversario della nascita. E’ stata una festa artistica, un diario-racconto del “Viaggio di Nina”, l’azione teatrale itinerante che si è svolta dal 27 al 30 gennaio 2010 in Russia, coinvolgendo attori e registi provenienti da tutto il mondo, proprio su un treno Mosca-Yelets, lo stesso treno che prese la protagonista del “Gabbiano”. Tra le attività proposte, il reportage fotografico “Ho Visto Nina Volare” realizzato in Russia dal foto-reporter pescarese Stefano Schirato e una Jam Session Teatrale dove molti attori  della scena abruzzese e nazionale hanno dato  il loro tributo artistico a Cechov. Le due serate sono state curate da Monica Ciarcelluti dell’Associazione Teatrale “Le Funambole - Con Atto Segreto” in collaborazione con Arterie - Centro Interculturale Ricerche Teatrali, il Florian - Teatro Stabile d’Innovazione di Pescara,  il Museo Laboratorio Ex-Manifattura Tabacchi di Città Sant’Angelo.

          A seguire, lo scorso 21 febbraio il Florian è stato lieto di ospitare per il terzo anno di seguito e a grande richiesta del pubblico pescarese, dopo "Made in Italy" e  "Underwork” certamente una tra le più interessanti compagnie del panorama nazionale, i Babilonia Teatri di Verona, gruppo vincitore del Premio Scenario 2007, con POPSTAR, di Valeria Raimondi e Enrico Castellani.

         Popstar è uno spettacolo volutamente scanzonato, che sceglie di non essere drammatico per raccontare una realtà che lo è in modo profondo. Un'invettiva giovanil/civile che sviluppa e mette a fuoco uno spicchio particolare di quel Veneto demenziale e spietato che sta facendo tabula rasa di valori che come un rap i tre giovani artisti in scena sparano sboccatamente addosso al pubblico, ciascuno dall'interno della propria bara. Un lavoro allo stesso tempo lineare e delirante. Che coniuga rigore formale e follia narrativa, e dove la fissità degli attori sul palco diventa la forza della messa in scena. La via che consente di introdurre degli inserti esplosivi grazie ai quali restituire la forza, la violenza, l'ironia della messa in scena.

         Il pubblico era entusiasta della forza e dell’origianlità di questo lavoro e la serata è proseguita piacevolmente nel foyer del Florian durante il Tète a Té, momento dedicato all’approfondiemnto del lavoro della compagnia, davanti ad una tazza di tè e qualche pasticcino.

 

          Per quanto riguarda Il prezzo dei biglietti, l’importo è rimasto invariato rispetto alla scorsa stagione: l’ingresso agli spettacoli è infatti di 12 euro per il biglietto intero; 10 euro per il biglietto ridotto (giovani, anziani, tesserati Libreria Edison); e infine di 5 euro per i “professionel” (attori, artisti di teatro, allievi delle scuole di recitazione e della Cattedra di storia del Teatro dell’Università D’Annunzio).

          Particolarmente conveniente è l’abbonamento a 7 spettacoli che costa 42 euro, e addirittura 21 euro per i “professionels” .

 

 

 

 

 

 

IL 9 MAGGIO CON I MUTA IMAGO PER

 

(a+b)3

 

 

Progetto e regia Claudia Sorace

Drammaturgia / suonoRiccardo Fazi

Realizzazione scena Massimo Troncanetti

Vestiti Fiamma Benvignati

Registrazioni audioFederica Giuliano

Foto di scena Laura Arlotti

Con Riccardo Fazi Claudia Sorace

Produzione Muta Imago 2007

 


 

 

Una coppia d’amanti, due figurine felici che si preparano per uscire:  mettono il vestito bello, i capelli hanno la piega appena fatta, un giro di perle al collo, le scarpe lucide. Si muovono rapidi, la loro danza di ferma di fronte ad uno specchio, che ne incide i nomi sulle ombre sottili. 

Poi arriva la guerra.

 

“Muta Imago si conferma come uno dei gruppi più interessanti del momento.”

 

Antonio Audino Il Sole 24 Ore

 

“Il giovane gruppo romano sorprende per la rara capacità di costruire un linguaggio autonomo, padroneggiato con ironia e incanto.”

Lorenzo Donati Hystrio

 

 

 

 

“Il gruppo sembra raccogliere il testimone di una teatralità concettuale ed umanissima, visionaria e comunicativa, performativa ed attoriale.”

Andrea Porcheddu Off

 

“Con questo lavoro Muta Imago mostrano un linguaggio teatrale ricco di potenzialità e sorprese, un linguaggio visionario e inventivo, che senza perdere di rigore porta con sé una rara dote comunicativa.”

Rodolfo Sacchettini Lo Straniero

 

 

"Lo spettacolo è un minuzioso gioco d’ombre e di pannelli modificati che animano e recintano i cerimoniali, le funzioni, i frammenti di testi, i contrappunti, le partenze, le solitudini, i dispacci e i temi bellici di fondo cui danno voce e corpo Riccardo Fazi e la stessa Sorace. Il linguaggio è sottile, concepito per associazioni, tendente all’ironico, con caratteristiche di sogno. Ma è anche la soglia avanzata di un teatro nuovo".

                                                        Rodolfo Di Giammarco La Repubblica

 

 

 

Plinio il Vecchio racconta che la pittura nacque quando una ragazza ricalcò il contorno dell’ombra del suo giovane innamorato sulla parete della sua stanza. Il ragazzo sarebbe partito la mattina successiva, allora lei, la notte, tenendo la lanterna vicino al viso di lui e vedendo proiettarsi un’ombra sul muro, disegnò i contorni della sua ombra.

Forse questa storia non continua come la fa continuare Plinio il Vecchio, con il padre della ragazza che realizza un ritratto d’argilla a partire dal disegno della figlia (così, si racconta, nasce la scultura).

Forse questa storia continua a partire dal gesto di lei, dal tentativo di trattenere qualcosa che sfugge, che non si può afferrare.  Come quando cade un oggetto qualsiasi, e stiamo per afferrarlo, la mano lo sfiora di poco, ma non si riesce a prenderlo, cade.

Orfeo sta risalendo un lungo sentiero, silenzioso, scosceso, buio. Euridice lo segue, perché lui ha incantato tutti laggiù, nel regno dei morti, ed è riuscito ad ottenere in dono la possibilità di riprendersi la sua sposa. I due camminano, lui più avanti, non deve guardarla fino al ritorno in superficie, questo è il patto, e lei lo segue a qualche passo di distanza.

Orfeo si gira, lei cade indietro, tende le braccia, cerca di abbracciarlo, ma non afferra nulla se non l’inconsistente aria. Euridice torna ombra, corpo senza peso, forse il ricordo di ciò che era stata in terra.

Questi due gesti nascono dalla stessa necessità, ma non c’è consolazione in nessuno dei due. L’immagine che rimane sul muro non dà pace quando manca il corpo che l’ha generata. L’ombra ha trasportato il viso di lui sulla parete, ma l’ombra è falsa, inganna e confonde.  Euridice abbraccia l’aria, dimenando le braccia, che finiscono per richiudersi su lei stessa. Anche lei vuole trattenere, afferrare, fermare, ma il suo movimento non trova un corpo, continua ad annaspare le braccia nel vuoto senza arrivare a qualcosa che fermi il suo cercare.

Questi gesti raccontano l’eterna ricerca di un’assenza e il tentativo di tracciare un confine che possa sancire una presenza.

 

Claudia Sorace

 

 

 

 

 

IL 12 APRILE ALLE 21 AL FLORIAN ESPACE ANCORA UNA SERATA CON UNA DELLE REALTA' PIù RAPPRESENTATIVE DEL NUOVO TEATRO CONTEMPORANEO ITALIANO,

FIBREPARALLELE:

 

"2 (DUE)"

 

 

progetto finalista di EXTRA-segnali dalla nuova scena contemporanea

vincitore del primo premio Fringe/L’Altrofestival al 18° Festival Internazionale del Teatro di Lugano in Svizzera.

 

uno spettacolo di

Licia Lanera e Riccardo Spagnulo

 

con

Licia Lanera

 

luci e suono

Riccardo Spagnulo

 

si ringrazia

Marluna Teatro

Dario De Luca

 

In una piccola stanza bianca c'è una donna dalle profonde occhiaie e dai capelli rossi. E' vestita di bianco e cammina su dei tacchi alti.

A metà tra un'infermiera e il vestito della prima comunione.

Confinata tra quattro pareti, in uno spazio immaginario, della mente, c’è quello che rimane della vita di una donna, la cui storia d'amore è finita con un addio.

La narrazione si fonde con l'azione scenica e il bianco della purezza e dell'infermità si confonde con il nero della cronaca.

Il rosso sta per il sangue.

 

La recitazione è abolita: il testo, scomposto e sincopato, viene trasmesso dall’attrice attraverso una robotica sonnolenza, algida e asettica. L'uso del microfono rende ancora più dichiarato questo straniamento.

Una sorta di incubo splatter costruito sui brutali racconti di noti assassini, uno fra tutti Luigi Chiatti. Ci ha colpito la loro lucidità nel raccontare degli eventi così gravi, la loro leggerezza, l'inconsapevolezza infantile, di fronte agli occhi attoniti dei parenti delle vittime.

E' l'inquietante straniamento di chi ragione non ha.

E' il muto grido di chi ha perso se stesso nella sua follia.

 

 

Fibre Parallele nasce nel 2005.

Il nucleo della compagnia è costituito da Licia Lanera e Riccardo Spagnulo che lavorano insieme dal 2003.

Nel Novembre 2007 Fibre Parallele produce Mangiami l'anima e poi sputala, presentato a Ubusettete-Rialtosantambrogio 2007, Spazio OFF, Primavera dei Teatri 2008 a Castrovillari, Zoom Teatro 2008 a Scandicci (FI), PIM Spazio Scenico, Teatro Kismet OperA, al Nobodaddy di Ravenna, all'Oda Teatro di Foggia, al Festival Teatri di Vetro 3.

Nell'anno 2007/08, la compagnia ha gestito uno spazio culturale presso il circolo Arci Gramigna di Bari dove ha organizzato Room for Rent, una rassegna per parole, immagini e suoni, che da Novembre 2007 ad Aprile 2008, ha ospitato 25 eventi differenti.

Nel Maggio 2008, Fibre Parallele Teatro, con il progetto “Esercizi di lingua violenta” presentato con il Teatro Kismet e con la collaborazione di Ravenna Teatro/Teatro delle Albe e del Teatro Pubblico Pugliese, è tra i dieci vincitori del bando Nuove Creatività pubblicato dall'Ente Teatrale Italiano.

Nel Novembre 2008 la compagnia ha debuttato al Teatro Testori di Forlì, con il monologo dal titolo 2.(DUE), progetto selezionato alla finale del concorso EXTRA, promosso dall'associazione GAI (Giovani Artisti Italiani), vincitore del primo premio Fringe/L’Altrofestival al 18° Festival Internazionale del Teatro di Lugano in Svizzera.

Nel Maggio 2009 al teatro Valle di Roma, ha debuttato Furie de Sanghe - Emorragia cerebrale, coprodotto con il Teatro Kismet OperA e Ravenna Teatro/Teatro delle Albe, con il sostegno dell'ETI - Ente Teatrale Italiano e in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese.

A Settembre dello stesso anno Furie de Sanghe – Emorragia Cerebrale è presentato per la prima volta all’estero, a Skopje in Macedonia nell’ambito della XIV edizione della Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo.

Ad Ottobre 2009, la compagnia è invitata a Chambéry, in Francia, ai Salons professionnels di CARTA BIANCA per presentare i propri lavori agli operatori teatrali francesi, assieme ad altre cinque compagnie in tutta Italia scelte dall’Espace Malraux, dal Festival delle Colline Torinesi in collaborazione con Teatro delle Albe e Teatro Kismet OperA e con O.N.D.A. di Parigi.

 

SGUARDI CRITICI

“Licia Lanera in 2.(DUE) gioca con un glamour splatter, vaga in uno spazio bianco tra microfoni, strizzata in un abito tra l'infermiera e la star del burlesque. [...] tragedia horror da B theatre con tanto di pioggia di sangue per la delizia della performer e dello spettatore intrigato.”

Nicola Viesti

Hystrio

 

“La scelta di un taglio estetico così aderente a un’idea di contemporaneo di eco nordeuropea, che ha trovato il suo apice/epicentro nella Romagna felix di qualche anno fa, viene sapientemente distorta da un lavoro di drammaturgia profondamente ironico, che attraverso l’iperesposizione di un dramma (umano, troppo umano) crea un’iperbole di senso, e rende un personaggio tanto bloccato allo stesso tempo struggente e ridicolo. Merito anche di Licia Lanera, attrice dalla straordinaria presenza scenica e dal piglio recitativo convincente e insolito.”

Graziano Graziani

Carta

 

“Degno di attenzione era anche 2. (Due), di Fibre Parallele, un feroce manifesto della ottusità che pervade la civiltà del terzo millennio, propria di una generazione educata affettivamente dalle soap opera; affetta da una violenza latente, pronta a deflagrare al primo incrinarsi di precari e fittizi equilibri. La drammaturgia è ben sostenuta da felici scelte registiche ed attorali: il tono espositivo, sospeso fra realismo lagnoso e distacco allucinato; l’efficacia di alcuni elementi simbolici, come lo stillare, amplificato, delle gocce di sangue; l’irrompere della disco music, fino all’annegamento finale della protagonista.”

Claudio Facchinelli

Sipario

 

“Davvero inquietante l'interpretazione di Licia Lanera [...]. Questa nuova produzione di Fibre Parallele ha sapore deciso [...] Vestita di bianco, fra decadenti suggestioni sonore, Licia Lanera affonda nel ricordo di una tragedia di cui, quasi una via crucis, ripercorre le stazioni, con misurata commozione e sottile stupore. [...] E l'acqua limpida che si arrossa è verso il pubblico transfert da brividi.”

Italo Interesse

Quotidiano di Bari

 

 

 

 

 

IL 17 APRILE ALLE 21 AL FLORIAN ESPACE UNA SERATA CON UNA DELLE COMPAGNIE DI PUNTA DEL TEATRO CONTEMPORANEO ITALIANO, I SANTASANGRE:

 

"SINCRONIE DI ERRORI NON PREVEDIBILI"

 

 

 

 

 

 

IDEAZIONE: Diana Arbib, Luca Brinchi, Maria Carmela Milano, Dario Salvagnini, Pasquale Tricoci, Roberta Zanardo.

ELABORAZIONE VIDEO: Diana Arbib; Luca Brinchi.

PARTITURA ED ELABORAZIONE DEL SUONO: Dario Salvagnini

CORPO E VOCE: Roberta Zanardo

COSTUME: Maria Carmela Milano

 

Produzione :

Santasangre 2009

Opera Estate Festival 2009


 

Nata a Roma alla fine del 2001, la compagnia  mescola i diversi linguaggi della musica, dei video,  della body art, delle installazioni meccaniche e sonore, con una linea progettuale di interferenza con il presente attraverso le infinite possibilità che il linguaggio artistico possiede.

       I Santasangre hanno ricevuto proprio in questa stagione il “Premio Speciale” UBU 2009, considerato il riconoscimento più importante di teatro in Italia. Le motivazioni parlano di “una capacità di rinnovare la scena, mettendo alla prova la tenuta del linguaggio e facendo emergere gli aspetti più inquieti e imbarazzati del nostro stare nel mondo attraverso l'uso intelligente di nuovi codici visuali e linguistici”.

 

Un solo corpo in uno spazio vuoto si muove, come qualcosa di fragile che  sta per saltare.

Voce, corpo e suono si inseguono con degli arresti complici e indisciplinati.

Una fuga composta da picchi brevi ed improvvisi, errori non prevedibili come in un involontario sbaglio di programmazione o comportamento originariamente non voluto.

Gli errori di visualizzazione grafica e lo sfasamento degli eventi audio sono irregolarità che nei  loro punti di contatto scandiscono gli accenti di un canto dimenticato, un commiato del corpo in continua sottrazione ed espansione.

 

Gli elementi materiali e la luce  costituiranno il più importante apparato per il lavoro di messa in scena che permetterà allo spettatore di entrare in contatto con un’esperienza mutevole.

La luce, utilizzata per dissolvere spazio e tempo, consentirà uno spostamento prospettico, una scomposizione del piano della visione.