Flavia Valoppi è attrice storica del Florian, con un’esperienza ventennale nel teatro ragazzi come attrice, pedagoga ed esperta in didattica teatrale; diplomata alla Scuola "Galante Garrone" di Bologna, si è formata con Elio De Capitani, con Dario Fo, Marco Baliani, Cesare Ronconi, Monica Francia, Laura Curino, Giovanna Marini, Judit Malina e Hanon Reznikov e altri.
E’ la protagonista delle più importanti produzioni di teatro ragazzi del Florian, nonchè di alcune produzioni di Teatro Contemporaneo.
 
Umberto Marchesani si forma all'Accademia Sperimentale del Teatro Marrucino di Chieti nel triennio 1987-1990. Ha inoltre seguito seminari con Ingemar Lindh, Ferruccio Soleri, Fabrizio Arcuri, Marcello Sambati, Marco Baliani, Remondi e Caporossi, Bruce Myers. Partecipa nel 2013 a I Cantieri dell'Immaginario, nello spettacolo diretto da Enzo Vetrano e Stefano Randisi: “Le citta Invisibili”. La sua carriera è legata alle numerose produzioni del Florian, dove lavora come attore con registi come Claudio Collovà, Walter Manfrè, Giulia Basel e Gian Marco Montesano. Ottiene il primo premio come attore non protagonista con lo spettacolo “Eilean Mor” al Furio Camillo di Roma. Come regista si confronta con diversi autori come Cechov, Ionesco, Beckett, Karl Valentin, Plauto, Shakespeare, Anouilh, De Ghelderode. Tra gli ultimi spettacoli è “Ulisse” in METIS, e “Antonio de Cesaris” in Bagno Borbonico, regia di Giulia Basel. Interpreta il vecchio Mago Oscar ne: “l'Illusionista”, e il Soldato in “ Era una Notte che Pioveva”, regia di Gian Marco Montesano. Da diversi anni dirige l'Atelier Espace per il quale ha realizzato come insegnante e regista gli allestimenti di fine corso.



foto di Marina Carluccio
foto di Marina Carluccio

Il Florian Metateatro

in collaborazione con ArtLab

presenta

per Sotto la Tenda dell'Avanguardia

I CINQUE SENSI DELL’ATTORE

Laboratorio teatrale intensivo condotto da Massimo Munaro Teatro del Lemming

 

9, 10 e 11 Dicembre 2016 - FLORIAN ESPACE

Da molti anni il Teatro del Lemming conduce un percorso teatrale, unico nel panorama italiano, che si caratterizza per il coinvolgimento drammaturgico e sensoriale degli spettatori. Questa indagine, ricollocando al centro dell’esperienza teatrale la ritualità e il mito, si pone anche come ricerca sui profondi movimenti emotivi che le figure archetipiche inevitabilmente suscitano in coloro che le frequentano. Su queste basi il Teatro del Lemming è andato sviluppando, negli anni, un proprio processo pedagogico, un metodo tanto spesso imitato quanto più spesso malinteso.

“Per noi l’attore piuttosto che un guitto che si pavoneggia per un’ora sulla scena e di cui poi non si sa più nulla (W.S.) deve essere inteso, etimologicamente, come una guida – colui che conduce lo spettatore in quell’altrove che costituisce da sempre lo spazio del teatro. Per essere in grado di costituirsi come guida, l’attore deve innanzi tutto affinare le sue capacità di ascolto – adeguamento – dialogo. Questi tre principi sono da noi sviluppati contemporaneamente in quattro diverse direzioni: su di sé, sui compagni, sullo spazio che li ospita, sullo spettatore. Lo strumento principale della ricerca dell’attore è per noi il corpo. Il senso/i sensi del corpo. Corpo non più inteso come protesi di un’intelligenza che dovrebbe guidarlo, ma nella sua pienezza animistica, in quella nudità sorprendente che conduce alla nudità di sé e, forse, alla verità dell’incontro con altre anime e corpi. I cinque sensi dell’attore, indagati separatamente e poi in continua sinestesia fra loro, sono per noi, oltre che un appello alla pienezza della vita, una via d’accesso all’altrove del teatro e alle capacità creative dell’attore. Nella sua relazione ravvicinata ed intima con se stesso, con i compagni, con lo spazio e con lo spettatore l’attore è qui indotto ad una messa a nudo radicale, ad una ricerca personale e tecnica che passa per una disponibilità assoluta all’ascolto e all’attenzione di sé e dell’altro.”

MASSIMO MUNARO (Rovigo, 1962) nel 1987 si diploma alla Accademia Teatrale di Padova diretta da Arnoldo Foà e Costantino De Luca. Nello stesso anno fonda a Rovigo il TEATRO DEL LEMMING di cui è musicista, attore e regista. Come musicista collabora con Giorgio Barberio Corsetti per il quale scrive le musiche di scena, che suona dal vivo, di AMERICA (1992) e per La Piccionaia per la quale scrive le musiche di scena di MAGRITTE (1993). Collabora con l’Interensemble Musica Associati di Padova per il quale scrive numerose composizioni da camera. Dopo una lunga attività laboratoriale realizza per il Teatro del Lemming, tra il 1992 e il 1993, lo Studio d'Ambiente UNA SOLA MOLTITUDINE e lo spettacolo, rimasto incompiuto, GALILEO. Nell'ottobre dello stesso anno, muore il co-fondatore del gruppo Martino Ferrari, a lui sarà dedicato il Festival Opera Prima a Rovigo. Nel novembre 1996 Massimo Munaro riceve, nell'ambito dei Premi Ubu, per l'attività del Festival Opera Prima, di cui è direttore artistico, il Premio Giuseppe Bartolucci. Nel 1994 presenta CINQUE SASSI, dalla omonima raccolta di poesie di Marco Munaro. Lo spettacolo è segnalato, come migliore spettacolo dell'anno, dal critico Franco Quadri al Premio Ubu 1994. Il TEATRO DEL LEMMING, il gruppo che ha fondato e di cui è regista, si propone ormai fra i gruppi di punta della cosiddetta generazione degli anni novanta. Del 1997 è EDIPO - Tragedia dei Sensi per uno spettatore (che riceve sette segnalazioni al Premio Ubu 1997) cui seguono DIONISO - Tragedia del Teatro (maggio 1998), AMORE E PSICHE - Una favola per due spettatori (giugno 1999), ODISSEO - viaggio nel teatro (agosto 2000), e come post-fazione A COLONO - rito augurale per spettatore solo (2001) e L’ODISSEA DEI BAMBINI – viaggio nel teatro per venti bambini di tutte le età (2003). Con questi lavori si realizza per il gruppo una nuova fase che ha dato luogo ad una Tetralogia sul Mito e lo spettatore che proietta Munaro verso una ricerca inedita ed entusiasmante caratterizzata dal coinvolgimento diretto, sensoriale e drammaturgico degli spettatori. Dal 2002 il Lemming gestisce a Rovigo uno spazio teatrale denominato Spazio Lemming. Nel gennaio 2003 scompare improvvisamente, dopo una breve e violenta malattia, Roberto Domeneghetti fra i protagonisti principali dell’attività del Lemming di questi anni. A lui dedica NEKYIA – Inferno Purgatorio Paradiso, libera e radicale reinvenzione delle tre cantiche dantesche. Con questo lavoro si apre una nuova fase di ricerca del regista per il Teatro del Lemming, che da qui ripensa la relazione attori e spettatori non più a favore del singolo spettatore partecipante, ma in direzione di una, seppure ristretta, comunità. Dal 2008 è direttore artistico del Teatro Studio spazio che il Comune di Rovigo ha concesso in gestione al Lemming. Nel Novembre 2008 è invitato dalla Biennale Teatro di Venezia a dirigere un laboratorio sul Mito di Antigone all’interno di MEDITERRANEO Laboratorio Internazionale del Teatro. Nel 2009 realizza ANTIGONE (prodotto dalla Biennale Teatro di Venezia), nel 2010 AMLETO e nel 2013 GIULIETTA E ROMEO – lettere dal mondo liquido e – in collaborazione con i Conservatori di Rovigo e di Castelfranco Veneto – l’Opera da Camera SOGNO DENTRO SOGNO. Realizza a Venezia, a Bassano del Grappa e a Vicenza il progetto pedagogico e spettacolare denominato: L’EDIPO DEI MILLE.

Il Laboratorio è aperto ad un massimo di 20 iscritti. La selezione dei partecipanti avverrà previo invio di curriculum e di lettera motivazionale.

Il costo del laboratorio è di 100 euro  (90 euro per gli allievi delle scuole convenzionate) ed è comprensivo dell'ingresso alla visione di una replica dello spettacolo CANTAMI ORFEO che andrà in scena il 7 dicembre alle ore 21 e l'8 dicembre alle ore 17 e alle ore 21 al Florian Espace. La visione dello spettacolo è propedeutica al laboratorio e sarà possibile solo previa prenotazione obbligatoria (posti limitati).

L'orario degli incontri è il seguente (con possibilità di lievi variazioni in base alle esigenze del gruppo): Venerdì 9 ore 17-22; Sabato 10 ore 15-20; Domenica 11 ore 10-16 con pausa pranzo (per un totale di 15 ore di laboratorio)

Ai partecipanti, durante il lavoro, è richiesto:
- indossare degli abiti bianchi o neri;
- portare un quaderno ed una penna;
- portare una coperta (da utilizzare anche durante il lavoro);
- portare una candela con portacandela;
- portare una benda nera.

FLORIAN ESPACE

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