Caramanico Teatri d’Arte a Pescara

tre serate internazionali a Pescara

 

Caramanico Teatri d’Arte, Festival Internazionale di teatro e performance, che dal 16 al 31 luglio avrà luogo in Abruzzo, a Caramanico Terme, nel suggestivo spazio dell'ex Convento delle Clarisse, si sposterà a Pescara, allo Spazio Matta di via Gran Sasso, nelle serate del 20, 21 e 29 Luglio, con un evento diverso per ogni giornata.

Un festival pensato per rincorrere l’inatteso e l’imprevedibile, svincolato da confini o restrizioni formali ideato da Re.Te. Residenze Teatrali con The Art Monastery Project, Loom Ensemble, in collaborazione con Florian Metateatro, Errori di Trasmissione e Comune di Caramanico.

Le tre giornate proposte da Re.Te. a Pescara il 20, 21 e 29 luglio si svolgeranno allo Spazio Matta a cura del Florian Metateatro e The Art Monastery Project in collaborazione con Espace e Artisti per il Matta, con inizio alle ore 21,30: qui avverranno azioni teatrali e performative con gli stessi protagonisti internazionali ma con elaborazioni sempre diverse. Tra gli ospiti di questa importante iniziativa segnaliamo JULIA POND, da Londra (UK), un'artista indipendente, membro di Lori Belilove’s Isadora Duncan Dance Company (NYC) ; ZWOISY MEARS-CLARKE, da Berlino (D), che basa il suo lavoro sulla traduzione di storie non raccontate e sonorità della sua terra, la Giamaica; RIPPLE EFFECT da Dubai (UAE), gruppo formato da due artisti di performance concettuali e provocatorie il cui nome deriva dalla loro maggiore fonte di ispirazione, l’acqua, MICHAEL BAUER, da New York City (USA), cofondatore della compagnia internazionale di teatro Loom Ensemble; AUTUMN KIOTI  da New York City (USA), artista interdisciplinare, coreografa, attrice, performer aerea e circense, combina nelle sue opere oggetti di tutti i giorni con maschere e pupazzi, pittura e fotografia; SARAH SEA  da Londra (UK), film maker che gioca con elementi di danza, musica e video; PASCAL BUYSE da Antwerpen (B), scrittore, direttore e insegnante di teatro nella scuola Professionale Belga del Giovane Teatro.

In corrispondenza delle date pescaresi, nel pomeriggio verranno tenuti workshop aperti a tutti. Ne nasceranno ulteriori confronti, contaminazioni e nuovi spunti creativi che saranno immediatamente tradotti in performance e atti teatrali del tutto nuovi.



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T.I.R. (Teatri Indipendenti in Rete) è una rassegna teatrale nata nel 2009 dall’incontro tra il Collettivo dei Teatri OFFesi e il Florian Metateatro, sensibile ad accogliere esperienze che poco attraversano i circuiti ufficiali del teatro. Quel felice incontro portò a diversi progetti di collaborazione tra due realtà apparentemente distanti l’una dall’altra: un gruppo di giovani teatranti con la passione per il teatro indipendente, la ricerca e la sperimentazione, e l’istituzione culturale del teatro di ricerca e sperimentazione della città.

Per tre giorni consecutivi, dal 17 al 19 giugno, al Florian Espace, verranno ospitate tre giovani interessanti compagnie teatrali, provenienti da Roma, Caserta e Palermo. 

Ciò che anima il progetto è il sogno di costruire luoghi per l’arte dove sia possibile fare teatro liberamente ma anche avere la possibilità di creare produzioni senza dover necessariamente dipendere da fondi pubblici, stimolare i giovani alla partecipazione al senso di responsabilità e quindi alla cittadinanza attiva.

 
mercoledì 17 giugno 2015 ore 21.00
Etérnit & Teatraltro (Caserta)
in collaborazione con Lunarte
TVATT - TEORIE VIOLENTE APRIORISTICHE TEMPORALI E TERRITORIALI
ideato da Luigi Morra
liberamente ispirato a "East" e "West" di Steven Berkoff
con Luigi Morra, Eduardo Ricciardelli, Pasquale Passaretti
musiche e suono Camera
luci ne video Domenica Catano
elementi scenici Stefano Zecchini
drammaturgia e regia Luigi Morra
 
TVATT, in una parte di Sud Italia, è in realtà un modo per dire “ti picchio”, oppure, volendo azzardare una traduzione letteraria dal dialetto, “ti batto”.
Studio performativo, in gran parte comico e grottesco, su una precisa tipologia di violenza: schiaffi, pugni, risse, sopraffazioni. Quella violenza primordiale, scovata nel quotidiano, che spesso agisce come un’esperienza piena di significati, caratterizzata da dinamiche che, nel bene o nel male, risultano essere inevitabilmente spettacolari.
TVATT prende libera ispirazione da “East” e “West” di Steven Berkoff, attore, regista cine-teatrale e commediografo inglese che tra il 1971 e il 1975 incarna per Stanley Kubrick un agente in Arancia Meccanica e un nobile in Barry Lyndon. 
Tvatt però si nutre dell’immaginario di un territorio “altro”, per raccontare qualcosa che esiste in ogni luogo, ogni periferia, marciapiede, essere umano.

 

Etérnit nasce nel 2008, da un Idea di Luigi Morra e Pasquale Passaretti,  con lo scopo di mettere in atto processi di comunicazione, scambio e confronto, realizzando attività di promozione della cultura teatrale, musicale ed artistica, in collaborazione con altre realtà e istituzioni del territorio nazionale ed internazionale. Nello specifico, Etérnit, è impegnata nella produzione di spettacoli e progetti artistici, organizzazione di eventi legati alla cultura e al sociale e non per ultima la formazione. In più di  sei anni di attività, concentrando il lavoro di produzione prevalentemente tra la provincia di Caserta (Mondragone e Carinola), Roma e Napoli, Etérnit è diventata un punto di riferimento per artisti e operatori della cultura, grazie agli spettacoli e alle performance prodotte e ai progetti realizzati. 
 
Teatraltro è un’associazione di promozione culturale creata nel 2011 a Roma dall’attore e regista Eduardo Ricciardelli insieme a un gruppo di artisti e operatori del settore culturale. In 4  anni di attività  ha prodotto diversi spettacoli, partecipato a importanti festival e ha curato l’organizzazione di rassegne e altre iniziative. Dal 2012 è partner del progetto CUL (Corviale Urban LAB). Attualmente l’associazione è impegnata nell’organizzazione di “Blumotion PETROLIO Safari in Provincia”, in collaborazione l’Associazione Culturale Angelo Mai Occupato con il contributo della Regione Lazio.
 
 
giovedì 18 giugno 2015 ore 21.00
AKRcollettivo (Roma)
in collaborazione con TeatroForte e P.A.D. Performance Art Depote Germania
EMOTICONS
ideato da AKRcollettivo
con Maria Laura de Bardi e Pasquale Passaretti
drammaturgia Maria Laura de Bardi e Pasquale Passaretti
suoni Domenica Catano e Akoros
luci Joe Fish
regia Domenico Catano
 
Due individui, un uomo e una donna, sono in uno spazio comune. Non fanno nulla, aspettano. Il pubblico aspetta. Non succede niente. Sono soli nel proprio spazio appartato e scrivono. Creano caratteri, simulano personalità, immaginano contesti, vivendo a volte situazioni diverse da ciò che digitano sul computer. La loro relazione vive sulla distanza e si materializza nei discorsi in chat. Anche Il linguaggio è quello della chat: breve, metaforico, e allo stesso tempo crudelmente concreto. Le loro identità si mischiano e le loro storie si susseguono lasciando sul finale la possibilità di capire se la relazione sia può concreta nel reale o nella realtà virtuale.
 
AKR è un collettivo di artisti (Domenico Catano, Riccardo Cocozza, Maria Laura de Bardi, Andrea Giannone, Pasquale Passaretti, Joe Fish) il cui composito esercizio vive sulla diagonale che attraversa cinema, teatro, musica e performing art. Il gruppo produce caleidoscopiche opere sonore e visive che indagano ambienti reali e immaginari, e in cui il corpo e il pensiero si fondono in una narrazione suggestiva e coerente dell'esperienza umana. E’ un bacino di intenzioni. Un collettivo organizzato secondo una struttura non gerarchica che predilige l'incontro ed il contatto diretto e che ha come obiettivo la produzione di materiale Musicale, Teatrale e Video.
 
 
venerdì 19 giugno 2015 ore 21.00
BLITZ (Palermo)
SU'DDOCU!...OMAGGIO AL SOFFITTO N°1.1 (la Reprise)
ideato da Margherita Ortolani
con Margherita Ortolani e Valentina Lupica
drammaturgia e regia Margherita Ortolani
musiche originali Manfredi Clemente
costumi Vito Bartucca
maschere Paolo Roberto D'Alia
 
Due donne (forse madre e figlia, o forse un’unica donna colta in due fasi diverse della propria esistenza) con irridente leggerezza, trascinano un mondo sotto le loro gonne per indossare parole e lasciare che cantino. Due attrici vengono invase da voci, suoni, volti, ricordi: ”Su’ ddocu…! (sunnu ddocu): loro sono là! A poco a poco, i volti si rianimano, i suoni riprendono vita, e, come in un gioco di pazienza, ogni cosa sembra trovare il proprio posto.
Questo spettacolo è contro tutti i tradimenti . Perché le parole bambine mantengano il loro incanto il più a lungo possibile: perché siano protette contro la violenza delle cose e del mondo. E’ un’esplorazione sulla parola che scardina il significato per risalire al senso.
La lingua scelta è il siciliano ma il siciliano di Su’ddocu produce senso al di là della parola, nella forza dirompente di una volontà di denuncia.
 
BLITZ è una Compagnia di Ricerca, Formazione e Creazione Teatrale, di recente formazione, ma di consolidata esperienza, che riunisce al suo interno esperienze decennali, consolidatesi all’interno del Teatro Garibaldi Aperto e che ha scelto Palermo come sede del suo fare. Lo spettacolo proposto è stato selezionato nel Programma Forme Originali di Divulgazione del Teatro Culturali 2014; progetto vincitore del Bando internazionale REACT! Santarcangelo 2009/2011 miglior progetto di ricerca; e vincitore della prima residenza teatrale del Trentino Alto Adige (dicembre 2009).


Atelier Espace
DELITTI SENZA CASTIGO
da Max Aub a cura di Umberto Marchesani
saggio-spettacolo
con Maresa Guerra, Luigia Tamburro, Gianni Scarsi, Rita Martella, Raffaella Fasciani, 
Mariangela Di Giulio, Dennis Palumbi, Jacopo Lo Giudice, Vincenzo D'Incecco
disegno luci Renato Barattucci
grafica Enrico Di Giovannatonio
regia Umberto Marchesani
si ringraziano Giulia Basel Flavia Valoppi

 

Si conclude con un saggio–spettacolo il percorso degli allievi dell'Atelier Espace, il laboratorio per giovani e adulti del Florian condotto da Umberto Marchesani. Come ogni anno i "ragazzi" del laboratorio mettono in scena uno spettacolo in linea con la matrice artistica e culturale del Florian,  che porta avanti da sempre un lavoro di ricerca teatrale sia con le sue produzioni  che con le programmazioni e le rassegne di ospitalità.  
Nel corso degli anni, l' Atelier Espace si è confrontato con testi classici, quali Antigone o Romeo e Giulietta, ma ha espresso una speciale vocazione al contemporaneo e al "teatro dell'assurdo" portando in scena ripetutamente autori quali Karl Valentin, Ionesco, Beckett, Pinter ed ora Aub.
Quest'anno l'esperimento è davvero particolare: Umberto Marchesani e il suo gruppo daranno vita ad una pièce teatrale liberamente tratta e adattata dal libro del poliedrico scrittore spagnolo Max Aub, "Delitti esemplari". Con "Delitti Senza Castigo" gli spettatori, introdotti in una  specie di salotto-balera saranno accolti da strani personaggi che racconteranno le loro storie, storie di omicidi.
Tutto si svolgerà in un clima surreale, anomalo e divertente: gli omicidi non sono quelli che si possono immaginare, ma sono omicidi che nascono nel nostro inconscio, nascono dalle antipatie, dalle insofferenze, dagli insopportabili incontri della giornata che vengono sfogati e liberati in "Delitti Senza Castigo".
Gli spettatori condivideranno, così lo spazio con gli attori in un rapporto di prossimità tante volte sperimentato al Florian Espace con spettacoli rimasti a lungo nell'immaginario dei partecipanti.
Delitti esemplari è l’opera di un vero genio del secolo scorso. Nella sostanza si tratta di 82 confessioni d’altrettanti ipotetici delitti. I delitti sono pieni di una verve surreale, ricchi d’umor nero, anticamera della gratuita violenza di un film come Arancia Meccanica di S. Kubrik o dell’ironica violenza come Pulp fiction di Quentin Tarantino.
Max Aub, padre tedesco, madre francese, vive in Spagna e poi in Messico. Si sentirà spagnolo tutta la vita. Vita burrascosa. Forte ascesa sociale da giornalista fino a diventare addetto culturale presso l’Ambasciata spagnola a Parigi. Nel ’39 è accusato di essere comunista e rinchiuso in un campo di concentramento dal quale evade tre anni dopo. Purtroppo questo grande artista spagnolo è poco conosciuto in Italia perché non tradotto, ma la sua produzione letteraria è vastissima e abbraccia tutti i generi. Max Aub scrive opere d’intenso impegno politico e non abbandona mai la sua vena d’autore satirico, eccentrico, umoristico. Artista nell’arte della mistificazione con anarchia, ironia, e puro divertimento riesce a farsi beffe della società in cui vive. 


STEFANO CENCI

OFELIA 4e48
Ofelia in quattro e quattr'otto
liberamente tratto da 4.48 Psychosis di Sarah Kane
con Elisa Lolli
regia Stefano Cenci

Ofelia 4e48 è uno spettacolo in cui mondi paralleli si incontrano di tanto in tanto, come in uno zapping televisivo repentino di canale in canale; così repentino che il programma sembra sempre lo stesso e lo spettatore ha l’impressione di assistere ad un impazzito gioco di ruoli, inquietante e divertente al contempo. Sulla scena si alternano Ofelia e Amleto, Sarah e il suo medico, l’attrice e il regista, la follia e il raziocinio, l’arte e il sociale, l’inafferrabile delicata violenza della poesia e la pesantezza conservatrice, cinica e onnisciente del pragmatismo umano.  
 
Sarah Kane è considerata una protagonista nel teatro britannico, nonché una delle figure chiave del cosiddetto in-yer-face theatre. La sua ultima opera, 4.48 Psychosis, fu completata poco prima della morte dell'autrice e fu rappresentata una anno dopo il suicidio. Il dramma è scritto dal punto di vista di qualcuno con gravi problemi di depressione, di cui Sarah Kane, personalità dalla sensibilità scottante, soffriva. Il conflitto che Sarah aveva con se stessa è esploso, frammentando lo spettacolo in un caleidoscopio di personaggi e presenze, schegge della propria complessa personalità, testimonianza di una vita d’artista complicata. Nel 2001 il Royal Court Theatre, che aveva messo in scena tutte le prime degli spettacoli di Kane eccetto uno, ha dedicato una stagione intera alla sua opera. Fu la traduzione di Barbara Nativi a portarla, per la prima volta, in Italia nel 1996 al Festival Intercity London di Sesto Fiorentino.
 
Stefano Cenci si diploma alla Scuola di Teatro di Bologna diretta da Alessandra Galante Garrone. Ha lavorato con il Teatro Comunale e l’Arena del Sole, proseguendo con il Teatro Due – Teatro Stabile di Parma con il quale ha realizzato diversi spettacoli. Dal 2002 lavora in collaborazione con Armando Punzo, direttore artistico del Volterra Teatro Festival e regista della Compagnia della Fortezza di Volterra, una delle esperienze teatrali più interessanti e vitali nel panorama europeo, massima espressione del teatro in carcere.


 

 

 

COMPAGNIA BARLETTI-WAAS (Berlino)
AUTODIFFAMAZIONE
Selbstbezichtigung
von/di Peter Handke
Übersetzung/Traduzione Werner Waas
mit/con Lea Barletti e Werner Waas
musik/musica Harald Wissler 
SPETTACOLO  BILINGUE (italiano e tedesco) 
con sovratitoli in italiano

 

“Ich bin nicht, was ich gewesen bin. Ich bin nicht gewesen, wie ich hätte sein sollen. Ich bin nicht geworden, was ich hätte werden sollen. Ich habe nicht gehalten, was ich hätte halten sollen”
“Io non sono quello che sono stato. Non sono stato come avrei dovuto essere. Non sono diventato quel che sarei dovuto diventare. Non ho mantenuto quel che avrei dovuto mantenere.”
“Selbstbezichtigung/Autodiffamazione“ è un gioco che sospende i confini fra spettatori e attori, grazie alla mancanza quasi totale di azioni narrative e l’esporsi degli attori come rappresentanti dell’umanità, insieme al loro rapporto con il testo che risulta stranamente familiare e inquietantemente conosciuto a tutti.
La scelta del bilinguismo, con gli “abiti” linguistici diversi dei due attori, fatti di suoni, ritmi, tonalità e musicalità differenti, rende visibile l’estraneità fra i due, che si presentano nudi,  lei solo con le scarpe, lui con cappello e orologio. Stanno fermi, a lungo, imbarazzati e disinvolti assieme. Una volta assunti abiti “civili”, inizia un flusso alterno (lei-lui) di affermazioni, di auto-descrizioni (o diffamazioni, appunto) di chi fa i conti con se stesso.  La lingua, dunque è vista come abito e abitudine, frutto dell’educazione, che ci viene fatta indossare quasi “per forza”. Una lingua che cerca sempre attraverso cumuli di affermazioni che procedono per assonanze, contrasti, negazioni di tirare fuori dal guscio l'indicibile.
Alla fine, dopo quel fiume di parole che tutto travolge, non restano che loro due, una coppia come tante altre: con la difficoltà del rapporto di coppia, con l’impossibilità del rapporto di coppia. Con l’amara consapevolezza della vita passata.
 
“In der extremen Klarheit der Inszenierung kommt der Text wie ein Pfeil, wie ein Lotblei der Seele.”
“E nell’estremo rigore dell’allestimento, il testo arriva dunque come una freccia, come uno scandaglio dell’anima.”  (Andrea Porcheddu, inkiesta.it)
 
A metà degli Anni Novanta, Werner Waas, con la gloriosa sigla Quellicherestano, diede vita a una compagnia di forte impatto emotivo, con eccellenze attoriali notevoli. Un gruppo anarchico, trasversale, indomabile. Un gruppo che seppe portare in Italia drammaturgie allora poco frequentate (da Achternbush a Schwab a Jelineck) attraversando anche classici (da Lorca a Fassbinder a Natalia Ginzburg fino a un rutilante e clamoroso Moravia) spingendosi poi a scritture del tempo presente come Tarantino o Moresco. Ora, con la neonata Compagnia Barletti/Waas, è la volta di Handke e di Autodiffamazione, all'interno di un più ampio progetto dedicato al grande autore di lingua tedesca.


NUOVE OFFICINE

in collaborazione con RIC Festival e ATCL
CARA UTOPIA
di Maria Teresa Berardelli
traduzione, adattamento e regia Marianna Di Mauro
con Claudia Crisafio
aiuto regia Dimitri D'Urbano
scene Lucio Duca
costumi Nuove Officine

 

Cara Utopia è un viaggio. E a compierlo è chi guarda. Viaggiamo per la strada, una qualunque, dove Pasqualina aspetta che passi qualcuno, per ascoltarla o darle una buona notizia, magari quella che aspetta da tempo. Gobba, sulle spalle la vita, quella degli altri, che ha visto passare e ripassare come cani disperati in cerca di cibo o di una carezza. 
Ma oggi è un giorno importante e non può aspettare nessuno, è pronta e può andare. Ora, per la prima volta, ha un indirizzo e un percorso da seguire, e qualcuno che l'aspetta. Indossa il vestito buono, il cappotto e una collana con un piccolo crocifisso in mezzo. Una diversa prospettiva non cambia la sua delusione, ma le hanno detto che in questo giorno lei potrà fare tutto, tutto quello che vuole.  Pasqualina è come un colpo di vento caldo a settembre, quando ormai speri che il fresco stia per arrivare, e invece niente. Solo la borsa e le scarpe sono sue. La collana e i santini glieli ha dati la nonna. I vestiti sono regali, usati da qualcuno e abbandonati perché privi di importanza. Per Pasqualina sono importanti invece, lei oggi non può sbagliare, non può rischiare che qualcosa vada storto. Lei che si è sempre vergognata di puzzare, nella strada che odora di chiuso, oggi emana un profumo di primavera. 
Il testo della giovane drammaturga Maria Teresa Berardelli viene presentato nella versione pugliese curata dalla regista Marianna Di Mauro.
Nuove Officine nasce nel settembre del 2010 dalla volontà dei suoi fondatori Marianna Di Mauro e Roberto Sonica. Caratterizzati   da esperienze professionali differenti ed entrambi accomunati dalla volontà e dal desiderio di proseguire insieme il percorso di ricerca nelle arti performative. Teatro, musica, danza, fotografia, video, materiali   scenici nati dalla manipolazione di artisti che collaborano con il collettivo.   Il lavoro è il risultato di un punto di partenza, mai di arrivo.   Ciò che sarà manifesto agli occhi del pubblico è il duro e costante impegno di giovani menti   accomunate da una forte passione e creatività, dalla volontà di non arrendersi, nonostante tutto.


RACCONTI TEATRALI

SETTEMBRE 1943: ROMA CHE RESISTE
da La battaglia di Roma e L'assalto al treno
di e con Pierpaolo Palladino
con la partecipazione di Giulia Basel e Massimo Vellaccio

 

Un soldato, un po’ brechtiano un po’ petroliniano, racconta da solo una storia di tanti. Palladino porta avanti la sua ricerca linguistico dialettale e rievoca in versi liberi, ispirati dalla struttura stessa del romanesco, la battaglia combattuta in difesa di Roma il 10 dicembre 1943 a Porta San Paolo, da Carabinieri, Bersaglieri e Granatieri di stanza nella capitale, con la partecipazione diretta di numerosi civili, che segnò l’inizio della Resistenza Romana. Da quell’episodio nacque il primo germe della seconda rivoluzione istituzionale di Roma: come dall’ingresso dei bersaglieri attraverso la breccia di Porta Pia si passò dal Papa Re alla monarchia Sabauda, con l’estrema difesa della città causata dalla fuga del Re dalla capitale maturò la volontà di passare dalla monarchia alla Repubblica italiana. 

12 Settembre 1943 - L'Assalto al treno Roma, la guerra, secondo giorno di occupazione. "La coda der treno lì all’Ostiense era lunga ‘na quaresima che nun se ne vedeva la fine. Fino all’EUR continuava, fin’a Milano n’artro po’! Era tutta piena de ‘gni ben de Dio: farina, pasta, olio, e zucchero a montagne; ma pure armi, fucili, munizioni, tutto abbandonato lì a chi se lo pijava." Da un incontro con un vecchio meccanico della Garbatella, dal ricordo sulla sorella Jole, Pier Paolo Palladino ha ricostruito a due voci una vicenda realmente accaduta. 
 

I lavori più significativi di Pierpaolo Palladino autore, sono: "Tempo Zero" Premio IDI Autori Nuovi 1995 "Il Cappello del Papa", segnalato al Premio Tondelli ’96 e Premio IDI 1997 (con Ennio Coltorti e Massimo Wertmuller, regia di Maurizio Panici), "Una Vita Semplice" Premio Enrico Maria Salerno per la drammaturgia 2010. . "La Banda" e "Senza Swing" per Flavio Insinna. Da anni dirige l’associazione culturale Racconti teatrali con cui ha organizzato varie manifestazioni teatrali, tra cui il festival Racconti al Parco, nell’ambito dell’Estate Romana e dedicato al teatro di narrazione e Autori per Roma la città e il mondo, in collaborazione col comune di Roma e il Teatro Eliseo, che commissiona a scrittori "Altritaliani", ossia immigrati di prima o seconda generazione, testi da scrivere direttamente in italiano come prima lingua di appartenenza, e legati tematicamente alla capitale ed ai suoi molteplici aspetti.



ATTO DUE

LE REGOLE DEL SAPER VIVERE

NELLA SOCIETA' MODERNA

di Jean – Luc Lagarce

traduzione Renata Palminiello

in scena Simona Arrighi e Mascia Tofanelli

musiche originali Marco Baraldi

collaborazione alla regia Ilaria Cristini

oggetti di scena Brisa Fuentes Astudillo

disegno luci Roberto Cafaggini

costumi Antonio Musa

regia Sandra Garuglieri

 

Nascere non è complicato. Morire è molto semplice.

Vivere, tra questi due avvenimenti, non è necessariamente impossibile.

È solo questione di seguire le regole e applicare i principi.

Soprattutto sapere che ne esistono per ogni circostanza della vita!”

Le regole del saper vivere nella società moderna è una commedia nera, un divertente manuale di salvataggio contro i luoghi comuni del bon ton. Sul palcoscenico, una Dame si concede al pubblico per insegnare i rigidi cerimoniali che garantiscono ordine ed eleganza a tutte le occasioni importanti che scandiscono la vita. E lo fa ponendo  attenzione a lasciare fuori i sentimenti ("sono accessori") che inevitabilmente metterebbero a rischio il fragile equilibrio in cui la vita deve scorrere per mettere in salvo le illusorie sicurezze di una società ipocrita e superficiale.

Un contro-galateo di estremo divertimento che fa a pezzi le ipocrisie della convivenza mostrando il doppio fondo di cerimoniali insensati, che ci minacciano con il peso della loro ripetitiva circolarità. Con questo gioiello l’autore firma un trattato illuminista (difficile non pensare per la protagonista allo humor al vetriolo della Marchesa di Morteuil nelle Relazioni pericolose) su riti e miti della socialità.

Jean-Luc Lagarce, nella sua breve vita, non era riuscito a veder rappresentata nessuna delle sue pièces. Dopo la sua prematura scomparsa, nel 1995, a trentotto anni, è oggi il secondo autore più rappresentato in Francia dopo Molière. È rientrato nel repertorio della Comédie Française e in quello della Maturità francese, i suoi testi sono quotidianamente messi in scena  in diverse lingue. La semplicità delle sue parole, la profondità del suo pensiero e l'originalità della sua sintassi fanno di lui un scrittore al tempo stesso classico e contemporaneo. In Italia dove era misconosciuto fino a poco tempo fa, era arrivato grazie all’impegno di Barbara Nativi col suo Laboratorio Nove, che aveva proposto nel 1998 a Intercity Festival, alla Limonaia di Sesto Fiorentino, delle mises en espace di alcuni suoi testi, tra cui "Le regole del saper vivere nella società moderna". 

Nel 2009 Franco Quadri traduce e pubblica con la Ubulibri quattro dei principali testi di Lagarce, segnando un importante passo per la divulgazione italiana della sua opera.



TEATROZETA

IL CASO DORIAN GRAY
di Giuseppe Manfridi
con Manuele Morgese
musiche originali Massimo Bizzarri
regia Pino Micol

Torna a Pescara il TeatroZeta dell’Aquila con Manuele Morgese ne "Il caso Dorian Gray", uno spettacolo scritto da Giuseppe Manfridi sulla scia del testo di Oscar Wilde “Il ritratto di Dorian Gray”. Nello spettacolo emergono le tre personalità dei protagonisti della storia, Henry, Basil e Dorian, in una reinvenzione drammaturgica che ripensa la trama nei termini di un’indagine processuale. Al centro dell’inchiesta, un mistero dall’intreccio tanto articolato da non essere noto, nella sua interezza, a nessuno dei tre. Henry, Basil e Dorian si avvicenderanno, così, in una serie di deposizioni corrispondenti ad altrettante visioni dei fatti. A tre punti di vista che, congiunti, offriranno allo spettatore la chiave di questo formidabile enigma, teatralmente concepito come una virtuosistica partitura per attore solista. L’incalzare del ritmo, sempre più marcato nel passare da un movimento all’altro, è tale da far maturare una suspense imprevista, e le atmosfere gotiche in cui matura la vicenda finiranno ben presto con l’assumere i connotati di un noir senza precedenti. 

 
TeatroZeta nasce a Roma nel 1999 su iniziativa dell’attore e regista Manuele Morgese come compagnia teatrale e centro di produzione, e dal 2002 opera in Abruzzo a L’Aquila. Nel 2005 entra a far parte del Consorzio Circuito Nazionale Teatri Possibili, consorzio con sede in Milano diretto da Corrado d’Elia, con cui collabora attivamente nel settore formazione, ospitando la scuola di teatro nella loro sede. Gli spettacoli, prodotti ogni anno, circuitano nei teatri del territorio nazionale. 
La Compagnia TeatroZeta riceve diversi riconoscimenti tra cui, proprio per lo spettacolo "Il caso Dorian Gray", il premio Ennio Flaiano 2009 nella sezione teatro e il premio Gassman 2010 (a Manuele Morgese come miglior giovane talento).

TEATRO DEI COLORI

IL SEGRETO
ispirato a "Il segreto di Luca" di Ignazio Silone
di Gabriele Ciaccia e Francesco Manetti
luci e suono Roberto Santavicca
regia e interprete Gabriele Ciaccia
in collaborazione con 
Centro Studi Internazionale "Ignazio Silone"di Pescina (AQ)

 

"Il segreto di Luca" fu scritto nel 1956. All'origine del romanzo c'è l'esperienza personale dello scrittore con molti elementi autobiografici. E' la storia di un caso giudiziario. Andrea Cipriani, antifascista esiliato, torna al suo paese, Cisterna dei Marsi, dopo la liberazione. Incontra Luca Sabatini, un ergastolano graziato dopo quaranta anni, condannato per non aver voluto rivelare dove si trovasse la notte in cui un uomo era stato ucciso per rapina. Luca è finalmente libero perché il vero assassino ha confessato in punto di morte, ma in paese viene accolto ancora con il sospetto che il colpevole sia lui...
Il monologo è una riflessione dagli occhi di Andrea Cipriani, colui che svelerà tutta la storia di Luca Sabatini. Una storia dell'eroismo del silenzio e della coscienza. Una comunità nasconde il segreto di un uomo, che sceglierà la vita dell'ergastolo per rispettare un amore, combattuto dal comportamento sociale e dalle logiche di una comunità controllata. 
 
Teatro dei Colori nasce nel 1987 sotto la Direzione Artistica di Gabriele Ciaccia. Dal 1996, attiva il “Centro di produzione, ricerca e pedagogia nello spettacolo” in collaborazione con Regione Abruzzo e Comune di Avezzano (AQ) e fa parte della Segreteria Nazionale dell’AGITA (Associazione per la ricerca e la promozione della cultura teatrale nella scuola e nel sociale). Collabora con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “S. D’Amico” di Roma, l’Università degli studi di L’Aquila e l’Università di Bologna attraverso produzioni e perfezionamenti per gli studenti.
Ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui il primo posto nell'ambito dell'Osservatorio Critico dell' E.T.I. (Roma 1988) con lo spettacolo “Colori...immaginare l'immagine” ed ha vinto il “Premio Ribalta” con lo spettacolo “Il mago dei Numeri” da H.M. Enzesberger nel 2003.


FLORIAN METATEATRO

PASSEGGERO BOLAÑO
la nave dei sei personaggi
di e con Pippo Di Marca

 

Pippo Di Marca, uno dei maestri della scena teatrale contemporanea, è stato il primo in Italia a presentare e rappresentare lo scrittore e poeta cileno Roberto Bolano, una delle voci più alte e maledette della lettura contemporanea di lingua spagnola, morto a 50 anni nel 2003. Con i suoi cinque spettacoli su/da Bolano, Di Marca, almeno in Italia, è una sorta per così dire di erede testamentario di questa reincarnazione di fanciullo ribelle ‘rimbaudiano’ nel quale si è immedesimato in dolorosi e impegnativi corpo a corpo, a partire dal 2009. In “Passeggero Bolano - la nave dei sei personaggi” Pippo Di Marca mette in gioco se stresso in quanto attore, autore e uomo (siciliano) in un confronto serrato tra lui stesso e il suo amato, multiforme, pirandelliano ‘fratello’ (cileno). Ne nasce la messa in scena di una lotta tra autore e personaggi che si incontrano su una nave fantasmatica dando luogo a un visionario, terribile, devastante ‘arsenale delle apparizioni’ che ci riporta al conflitto insanabile e irrisolvibile tra l’autore e ‘i sei personaggi’ pirandelliani. 
 
Pippo Di Marca, siciliano di nascita (Catania) e romano di elezione, appartiene alla seconda generazione dell'avanguardia teatrale italiana: quella di Nanni, Perlini, Vasilicò, Cecchi, Carella fino ai Magazzini e alla Gaia Scienza che è venuta alla ribalta intorno ai primi anni Settanta. Ha debuttato come attore al Teatro La Fede ('69 e '70) in due spettacoli di Giancarlo Nanni e ha creato il suo gruppo (Meta-Teatro) nel '71 mettendo in scena il suo primo spettacolo da regista, Evento-Collage n. 1. Da allora, per sinergie e sodalizi con Carmelo Bene, Leo de Berardinis, il Living e sulla scia di sfide e confronti via via con Lautréamont, Genet, Duchamp, Joyce, Shakespeare, Bernhard, Gadda, Sanguineti, Kantor, Bausch, Beckett, Pirandello, Bolaño ha costruito le tappe di un continuum unico e personalissimo (oltre sessanta spettacoli e decine di performance in Italia e nel mondo) portando a compiuta sintesi artistica un'esperienza ininterrotta di oltre quarant'anni. Il tutto con uno sguardo attento e partecipe al lavoro dei tanti compagni di strada molti dei quali sono stati ospiti a Roma nel suo Metateatro. 



INVERNO

di Jon Fosse
un progetto di Vincenzo Manna e Anna Paola Vellaccio
adattamento e regia Vincenzo Manna
con Anna Paola Vellaccio e Flaminia Cuzzoli
assistente alla regia Andrea Vellotti
costumi e oggetti di scena Cassepipe Compagnia
produzione Florian Teatro Stabile d'Innovazione
in collaborazione con ATCL e RIC-Festival 2014
Un parco, una ragazza e una donna. Da questo incontro casuale l’inizio di una tenera e dolorosa storia d’amore che si snoda fra zone d’ombra metropolitane, dove la donna e la ragazza riescono a essere loro stesse, tragiche figure femminili in fuga disperata da una vita alienante e inautentica. 
Inverno (Vinter) è uno dei testi più noti del drammaturgo norvegese Jon Fosse. Scritto nel 2001 è stato rappresentato in Italia solo nel 2003, vincendo il Premio Ubu come miglior testo straniero. In questo progetto di Vincenzo Manna e Anna Paola Vellaccio, viene ritradotto e riadattato per due interpreti femminili e riportato sulla scena dopo dieci anni dalla sua prima rappresentazione. 
 
In bilico tra teatro di regia e teatro d’attore, lo spettacolo si muove continuamente, come la scrittura di Fosse, sul labile confine tra realismo ed espressionismo, alla ricerca di un linguaggio performativo che restituisca la "passione sentimentale" delle protagoniste e indaghi su quell’ “eccesso di realtà”, fisico ed emozionale, chiave d’accesso per far esplodere i conflitti più profondi del racconto.  L’alternanza tra parola e azione, l’attento lavoro sulla componente sonora e visiva, la partitura dei gesti e delle posture vuole restituire un testo che ha la sua forza e la sua bellezza nel non detto e nell’indicibile, nell’afasia di un linguaggio parlato e quotidiano che diventa, come tutte le esistenze tragiche, di alto valore poetico. 
" .... proposto al festival di Rieti, in quello che ritengo l'evento dell'estate teatrale: un evento che riguarda tanto Fosse, la sua ricezione, quanto l'indice di spostamento della lancetta che indica il più attuale teatro di sperimentazione [...] Vincenzo Manna scommette in un pazzo futuro. L'uomo e la donna sono diventati due donne (e ciò conferisce a "Inverno" una credibilità perfino maggiore con quelle due attrici, Anna Paola Vellaccio e Flaminia Cuzzoli, di colpo mutate l'una nell'altra in una impressionante, astratta scena di sesso) [...] il dramma si presenta stravolto nella forma, che definirei rock: per la velocità, per la qualità di sfumature e sottigliezze nel gesto, laddove il dramma di Fosse resta quello di un doloroso retaggio della condizione umana, che meno si solleva da terra quanto più aspira a librarsi in volo" (Franco Cordelli, Corriere della Sera, 5 agosto 2014)
 
Dopo il felice debutto del 24 luglio 2014 al Teatro Vespasiano di Rieti nell'ambito del Progetto Jon Fosse del Festival RIC - Regione Invasioni Creative 
lo spettacolo sarà a Roma nella stagione del Teatro India
 il 27 e 28 febbraio e il 1 marzo 2015.


OSCAR STRIZZI in

L'ILLUSIONISTA
uno spettacolo di Gian Marco Montesano
con la partecipazione di Umberto Marchesani
assistente collaborazione tecnica Ilaria Di Meo
produzione Florian Teatro Stabile d'Innovazione

 

Apparizioni, Sparizioni, Riapparizioni impossibili, la "magia" del mago Oscar trasforma le cose più comuni, in momenti di stupore.
La scena diventa il luogo dell'illusione. Ma cos'è l'illusione?  "Illusione, dolce chimera sei tu, che fa sognare d'amare e sperare tutta la vita..."
Sara' questo, come dice una vecchia canzone, o altro ancora? E l'Illusionista chi è per poter credere all'Illusione? Il nostro mago vive lui stesso l'Illusione del Teatro tentando di far apparire il più fragile e impossibile degli incantesimi: l' Amore.
....Come dire Illusione e Teatro. A questo proposito, la cosa più chiara è quel titolo di Pessoa che possiamo riferire tanto all'Illusione quanto al Teatro...non dimenticarla: "un baule pieno di gente".....


PAOLO VERLENGIA in

FUORI TEMPO MASSIMO
...rigorosamente in ritardo...
da Heinrich Böll
di e con Paolo Verlengia
musiche di ed eseguite in scena da Renato Barattucci

Sulle orme del grande scrittore tedesco Heinrich Böll, storie di una Germania “dal volto umano”. Feste comandate, preparativi, decorazioni, canti, ricette, e poi riunioni di famiglia, zii ricchi e zii squattrinati, pugili falliti, percore nere, mitomani e maniaci depressivi. 

Nella zona tutta speciale del racconto il tempo si espande, facendo da cornice per divagazioni semiserie su temi inestinguibili come la memoria, l’identità o la paura, che poi è quella di sempre: crescere, invecchiare, morire o diventare. 
Paolo Verlengia accompagnato al pianoforte dalle musiche di Renato Barattucci ci propone un format ibrido tra informazione, narrazione ed intrattenimento basato sulla rielaborazione ed armonizzazione dei diversi racconti umoristici di Böll.
 
Paolo Verlengia è un appassionato studioso di teatro, autore, performer e attore, già noto al pubblico del Florian per gli incontri con le compagnie teatrali ospiti della stagione che conduce a fine spettacolo, coinvolgendo il pubblico con racconti anche curiosi sulla loro formazione e sul loro percorso artistico.  Recentemente Verlengia è stato molto apprezzato anche come critico teatrale per aver scritto interessanti recensioni mostrando una particolare attenzione nei confronti delle compagnie più giovani ed emergenti.
In questo spettacolo Verlengia si presenta in una veste inedita, debuttando come stralunato narratore di storie in una sua personale rielaborazione dei testi di Böll  e conducendo il pubblico nel mondo dell'apprezzatissimo ma poco frequentato autore tedesco.
 
Heinrich Böll (1917-1985) è stato uno degli scrittori più importanti del dopoguerra. La sua vena creativa spazia dal racconto al romanzo, dal saggio all’articolo giornalistico, ma soprattutto riesce ad unire la riflessione profonda con il sorriso e finanche la comicità, intrecciando spesso queste diverse anime nel medesimo scritto, sotto forma di una leggerezza e tenerezza inimitabili. La consacrazione definitiva avverrà nel 1972, con il conferimento ad Heinrich Böll del Premio Nobel per la Letteratura.

Florian Teatro Stabile d'Innovazione

LA LOCANDIERA
di Carlo Goldoni
…La Locandiera di Carlo Goldoni è come Amleto, se ne fanno in continuazione, è di sicuro una delle commedie più amate tra quante ve ne sono..."  Franco Cordelli (Corriere della Sera, 9 gennaio 2014)
PERSONAGGI E INTERPRETI

Mirandolina Flavia Valoppi

il Cavaliere di Ripafratta Alessio Tessitore
Marchese di Forlipopoli Massimo Vellaccio
Conte d'Albafiorita Umberto Marchesani
Fabrizio Massimo Paolucci
Ortensia Giulia Basel
Dejanira Irida Mero
il Servitore Francesco Sportelli
Scene Costumi e Regia Giulia Basel
Torna a Pescara La Locandiera di Carlo Goldoni firmata da Giulia Basel, uno spettacolo che si conferma un caposaldo dell'attività della Compagnia Stabile del Florian, ormai alla sua quarta stagione di repliche. Indubbio il gradimento dello spettacolo che è stato rappresentato più volte in regione e fuori regione e che dopo il debutto stagionale a Pescara inizierà una nuova tournée a partire da Bologna dove sarà di nuovo ospite del Teatro  Dehon il 18 dicembre con una doppia replica in matinée e in serale .
Lo spettacolo vede in scena un cast che riunisce il nucleo artistico della compagnia: Flavia Valoppi è Mirandolina, esuberante, complessa, affascinante protagonista di questa commedia intramontabile; accanto a lei le brillanti interpretazioni di Massimo Vellaccio, uno strepitoso Marchese di Forlipopoli, Alessio Tessitore che sa dare umanità al personaggio del Cavaliere ora burbero ora tenero, Umberto Marchesani un elegante Conte d’Albafiorita, Massimo Paolucci, un Fabrizio puntuale e convincente, le divertenti commedianti Giulia Basel (Ortensia) e Irida Mero (Dejanira) e il nuovo interprete Francesco Sportelli (il servitore del cavaliere).
 
…E se è vero, com’è vero, che Goldoni funziona sempre ci vuole un’opera di rivelazione per riconoscere la cifra goldoniana più autentica; è necessaria una cura qualitativa dell’allestimento che sappia accompagnare il lavoro degli attori e non soffocare inutilmente la spettacolarità di una commedia dai contenuti tutti espliciti e tutti fusi con l’azione. E’ questo il plauso principale da muovere alla Locandiera firmata da Giulia Basel, curatrice per Florian Teatro della regia e presente in scena con un cameo dalle valenze meta-teatrali nel ruolo di Ortensia; l’allestimento si caratterizza proprio per la capacità di non imprimersi invasivamente sul soggetto drammaturgico con un disegno teorico e stilistico d’impatto, nella necessità impellente di una dimostrazione di intelligenza o di lettura critica sapiente… e rivela il cuore tutto attorico del testo goldoniano, su cui si gioca la partita della sua resa scenica vincente…… E’ qui che infatti vince e convince la messinscena realizzata da Florian Teatro, ovvero nell’esaltazione della finzione senza mai oltrepassare però la misura del gioco, con un lavoro di regia che deve predisporre l’azione ma prontamente aver cura di mimetizzarsi, scomparire a favore degli attori...”  Paolo Verlengia


SOTTO LA TENDA DELL'AVANGUARDIA  
presentazione - spettacolo del libro 
di e con Pippo Di Marca
Florian/FLUSSI Accadimenti Plurimi propone un incontro imperdibile con uno dei maestri della scena teatrale contemporanea: Pippo di Marca della compagnia del MetaTeatro in una serata speciale dal titolo “Sotto la tenda dell’Avanguardia”, serata nella quale Pippo Di Marca ripercorrerà la storia dell’avanguardia teatrale italiana a partire da Carmelo Bene fino ai nostri giorni, sulla scorta del suo nuovo libro.
Una serata davvero da non perdere per chi ama il teatro, per chi, sperimentando, sa di essere parte di una storia iniziata sul finire degli anni ’50.
 
Pippo Di Marca, siciliano di nascita (Catania) e romano di elezione, appartiene alla seconda generazione dell'avanguardia teatrale italiana: quella di Nanni, Perlini, Vasilicò, Cecchi, Carella fino ai Magazzini e alla Gaia Scienza che è venuta alla ribalta intorno ai primi anni Settanta. Ha debuttato come attore al Teatro La Fede ('69 e '70) in due spettacoli di Giancarlo Nanni e ha creato il suo gruppo (Meta-Teatro) nel '71 mettendo in scena il suo primo spettacolo da regista, Evento-Collage n. 1. Da allora, per sinergie e sodalizi con Carmelo Bene, Leo de Berardinis, il Living e sulla scia di sfide e confronti via via con Lautréamont, Genet, Duchamp, Joyce, Shakespeare, Bernhard, Gadda, Sanguineti, Kantor, Bausch, Beckett, Pirandello, Bolaño ha costruito le tappe di un continuum unico e personalissimo (oltre sessanta spettacoli e decine di performance in Italia e nel mondo) portando a compiuta sintesi artistica un'esperienza ininterrotta di oltre quarant'anni. Il tutto con uno sguardo attento e partecipe al lavoro dei tanti compagni di strada che ha incrociato ed anche ospitato a Roma nel suo Metateatro nel corso del tempo.


PRIME  
the fruit of the stone
il nuovo spettacolo di Art Monastery Project San Francisco/La Mama Los Angeles
con Raphael Sacks e Neva Cockrell
le coreografie di Jessi Barber
light design Antonio Stella
regia di Emma Jaster
una produzione a cura di Re.Te - Residenze Teatrali
spettacolo in lingua inglese
Lo spettacolo PRIME vede la luce alla fine di un lungo percorso artistico e spirituale di giovani artisti americani del Cafè La MaMa di Los Angeles, ospiti la scorsa estate dell'affascinante ex Convento delle Clarisse di Caramanico. La compagnia americana ha studiato e lavorato per quattro settimane intorno ad un tema di grande suggestione: l’alba. E nel contempo ha offerto ai residenti laboratori, seminari su diverse discipline come la danza e il canto e performances teatrali-musicali.
La lunga residenza teatrale, si è svolta a cura di Re.Te - Residenze Teatrali che ha seguito tutte le fasi del lavoro creativo, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Caramanico Terme.
PRIME, dopo il debutto in prima mondiale lo scorso settembre a Caramanico Terme, arriva a Pescara di ritorno da una lunga tourné internazionale che ha già visto, tra le piazze più prestigiose, oltre alla prima ancora italiana a Spoleto, città come Berlino e Oslo. Sono previste altre repliche a Londra, Amsterdam e Dubai.
I giovanissimi Raphael Sacks e Neva Cockrell, si formano presso uno dei teatri sperimentali più stimolanti del mondo, una grande officina multiculturale di teatro d'avanguardia internazionale: il Cafè La MaMa, fondato all’inizio degli anni ’60 da Ellen Stewart. Il luogo, successivamente conosciuto come La MaMa E.T.C. (Experimental Theatre Club) è uno dei più importanti e famosi spaziOff-Off-Broadway, dove si dà voce a testi mai ascoltati e visibilità agli artisti fuori dal sistema dello spettacolo.


ANDREA COSENTINO in

PRIMI PASSI SULLA LUNA
divagazioni provvisorie per uno spettacolo postumo
di e con Andrea Cosentino
indicazioni di regia Andrea Virgilio Franceschi
collaborazione artistica Valentina Giacchetti
disegno luci Dario Aggioli
una produzione MARA’SAMORT 
in coproduzione con Benvenuti srl e Pierfrancesco Pisani
con la collaborazione di Kilowatt Festival
 
Torna in Abruzzo dopo anni di assenza Andrea Cosentino, uno dei più apprezzati protagonisti della scena contemporanea. L'artista abruzzese, ormai da tempo stabilitosi a Roma è impegnato nel teatro di ricerca come autore, attore e regista in spettacoli ironici ed intelligenti, amati dal pubblico e apprezzati anche dalla critica più esigente.
 
Dopo i successi L'Asino albino (2004) e Angelica (2005), recentemente pubblicati a stampa da Editoria&Spettacolo, e Antò le Momò, torna con Primi passi sulla luna, da cui trae ispirazione anche la sua prima (omonima) prova narrativa, un esperimento letterario, una storia personale, biografica, familiare.
E torna a Pescara per Florian FLUSSI Accadimenti Plurimi con un progetto articolato in due momenti: la presentazione del suo libro Primi passi sulla Luna – Divagazioni provvisorie per uno spettacolo postumo giovedì 23 ottobre ore 18 presso la libreria Primo Moroni, dove sarà presente l'autore; e con lo spettacolo venerdì 24 ottobre ore 21 al Florian Espace dove seguirà un incontro con Andrea Cosentino a cura dello studioso di teatro Paolo Verlengia.
 
Lo spettacolo inquadra immagini del futuro ormai passate, prendendo spunto dal quarantennale del primo allunaggio, passando per il centenario del manifesto futurista, il cinquantenario della creazione della prima Barbie e i dieci anni dalla morte di Stanley Kubrick. Lo sbarco sulla luna dà il “la” a una schiera di improbabili personaggi per trattare di sosia viterbesi di Armstrong e torri gemelle, monoliti, alieni e spiritualità, scimmie, tapiri e licantropi. Ma è anche l’evento mediatico attraverso il quale misurare l’inattingibilità del reale in un’epoca la cui verità coincide con il suo darsi in rappresentazione.
 
Artista eclettico Andrea Cosentino proviene dalla scuola di Dario Fo presso la “Libera Università di Alcatraz” e dal teatro gestuale di Philippe Gaulier della scuola mimica e clownesca di Jacques Lecoq a Parigi. Oggi è autore e attore, comico e studioso di teatro, promotore autore e conduttore di Telemomò, la televisione autarchica a filiera corta.
 
E’ la capacità affabulatoria di Cosentino che si determina lì in quel momento davanti al pubblico, è una corda tesa tra il narratore e i suoi spettatori…Il risultato è uno spettacolo vivo, imperdibile, fatto di pancia e cervello, godibilissimo in tutte le sue parti che mostra un “Cosentino drammaturgo” maturo e coraggioso. (Andrea Pocosgnich, Teatro e Critica)


ACCADEMIA DEGLI ARTEFATTI
IO FIORDIPISELLO
di Tim Crouch
traduzione Pieraldo Girotto
con Matteo Angius e Fabrizio Arcuri
regia Fabrizio Arcuri
 
Un personaggio non può dire quello che vuole. E se l’autore non gli fa dire niente, anche se lui avrebbe un sacco di cose da dire? Tim Crouch da un’altra possibilità a Fiordipisello, rimettendo in gioco il rapporto tra  quest’ultimo e Shakespeare. 
Ecco allora i sogni dell’ultimo dei folletti per raccontare la storia di un sogno. Quello di una notte di mezza estate. Il tormento e il divertimento di una  condizione fantastica di chi forse avrebbe qualcosa da dire, se qualcuno gli dicesse cosa. 
 
Lo spettacolo è uno dei cinque lavori teatrali raccolti nel più ampio progetto I SHAKESPEARE, un dispositivo di indagine sulle forme del racconto teatrale formato da 5 spettacoli presentati quest'anno alla Biennale di Venezia, su 5 personaggi shakespeariani che raccontano e rivivono al di fuori dell'opera. Accanto a I, PEASEBLOSSOM (Io, Fiordipisello), il folletto del Sogno di una notte di mezza estate che appare due volte nel testo di Shakespeare, la pentalogia si compone di I, BANQUO; I, CINNA; I, CALIBAN; I, MALVOLIO. 
L’ IO del titolo è un manifesto teatrale e politico insieme. I SHAKESPEARE è un progetto che interroga la convenzione teatrale, mettendola in crisi a partire da testi 
che della stessa convenzione teatrale ne hanno segnato le fondamenta
.
 
Accademia degli artefatti ha sempre lavorato mischiando linguaggi – prosa, performance, musica, video, scrittura scenica e drammaturgica – e indagando da una parte le forme dello spettacolo dal vivo, e dall’altra i meccanismi delle posizioni e delle relazioni sceniche. Sempre in un dialogo attuale e consistente con lo spettatore, interlocutore e non semplice ricettore della creazione artistica. Oggetto di questa ricerca sono stati alternativamente spettacoli di grande impatto scenico ed attoriale o dispositivi teatrali più contenuti e concentrati. 
Accademia degli Artefatti ha presentato i suoi lavori nelle più importanti manifestazioni nazionali e vinto numerosi riconoscimenti tra cui la Biennale giovani di Roma del 1999,  il Premio Ubu per la migliore proposta drammaturgica straniera (Tre pezzi facili di Martin Crimp) nel 2005, Premio Ubu 2010 come miglior attrice protagonista (Francesca Mazza), Premio Hystrio 2011 alla regia (Fabrizio Arcuri). La compagnia è vincitrice del Premio della Critica Teatrale 2010.
 
La Compagnia è stata più volte presente a Pescara nelle programmazioni del Florian sia allo Spazio Alici che al Florian Espace suscitando sempre un notevole interesse da parte del pubblico e degli addetti ai lavori. 



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